Disperato Erotico Trump

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Il magnate della Grande Mela si aggiudica la corsa alla Casa Bianca, diventando il 45esimo Presidente degli Stati Uniti. Democratici sconfitti dopo otto anni di governo Obama. Il commento post elettorale.

Il popolo americano ha deciso: Donald Trump sarà il quarantacinquesimo Presidente degli Stati Uniti.

Dopo una notte dal sapore drammatico, il miliardario newyorkese piazza il colpo inaspettato, spazzando via, in un colpo solo, sondaggi e previsioni della lunghissima vigilia. Minuto dopo minuto, ora dopo ora, il ciclone Trump si è abbattuto, inesorabile, sull’elettorato democratico, scioccato ed incapace di riconoscere la vittoria del Tycoon.

Una sconfitta pesantissima per Hillary and Co., puniti da una popolazione esausta di una politica a braccetto di lobby e ambienti finanziari, lontana dalle reali e drammatiche istanze cittadine.

Eppure, al di là dei sempre più inaffidabili sondaggisti, i segnali c’erano tutti: a cominciare dalle Middle Class di Michigan, Ohio, Pennsylvania e Wisconsin, tradizionalmente democratiche, passate ora nelle mani di chi tenta, almeno a parole, di risolvere una depressione lavorativa in scena da troppi, lunghissimi, anni, contro la quale il modesto e solitario Obama non ha saputo lottare a fondo.

Senza contare, poi, la debolezza di una candidatura calata dall’alto, figlia dell’establishment partitico ed economico, già sonoramente sconfitta da Obama nelle primarie del 2008, con troppi scheletri nell’armadio e mai apprezzata dal popolo U.S.A.

Un’assurdità di tafazziana memoria non sostenere, invece, quel vecchietto arzillo di nome Bernie Sanders, capace di scaldare i cuori di giovani, anziani, operai, classe media e liberali, che avrebbe senza ombra di dubbio saputo fronteggiare al meglio la carica esplosiva di Trump.

Così non è avvenuto, Wall Street – in netto calo dopo la vittoria del Repubblicano – ha scommesso sulla Clinton, di conseguenza abbandonata da un popolo scopertosi d’improvviso radicale in una realtà radicale.
Inevitabile, dunque, che dopo una campagna ricca di colpi bassi e priva di contenuti, a sedere nello studio ovale di Washington sarà colui che più di tutti si è scagliato contro il sistema centralistico, ma soprattutto colui che è riuscito nell’impresa più unica che rara di portare al voto una fetta pesantissima di elettorato astensionista.

Questa, oltre ad una buona ed inaspettata tenuta all’interno del Grand Old Party, la ricetta segreta del prossimo Presidente , chiamato ora a rifare nuovamente grande l’America, come recita il proprio, vincente, motto.
Da qui, parte la sfida di una Nazione lacerata, inebriata di spot, insulti, sogni, speranze e illusioni: al “super cafone” Trump l’arduo compito di portare equilibrio nella Paese dell’aquila e del pollo fritto.

Del resto, nel ventisettesimo anniversario della caduta del muro di Berlino, la storia dovrebbe essere maestra di unione, inclusione e tolleranza. Dovrebbe, perchè da oggi la storia ha un nome e cognome: Donald Trump, l’uomo degli scandali, delle bugie, ma comunque al fianco di un popolo sperduto. God bless all us!

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